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    Le origini del pugilato civitavecchiese. Capitolo terzo.

    Pubblicato il 28 aprile 2014 da Redazione.

    Il pugile con un solo occhio.

    Romolo Parboni era nato a Roma il 19 ottobre 1900 da una famiglia poverissima.

    Quasi coetaneo del suo amico Carlo Saraudi, egli fu avviato al lavoro in giovane età e ad appena dodici anni rimase vittima di un brutto incidente nel cantiere edile dove svolgeva la mansione di manovale. Uno schizzo di calce viva gli colpì l’occhio destro danneggiandolo in maniera permanente.

    Oggi nessuno potrebbe permettersi di fare il pugile con un occhio cieco, ma erano altri tempi e questa grave menomazione non impedì al giovanotto di cominciare a tirare di boxe nella palestra “Cristoforo Colombo” del maestro Celestino Caversazio.

     Autentico talento, peso leggero veloce e dotato di un pugno potentissimo, Romolo cominciò l’attività professionistica nel 1921, lo stesso anno in cui arrivò a Civitavecchia per la prima volta per affrontare Dario Della Valle.

    La nostra città, nel frattempo, aveva fatto un salto in avanti importante dopo la fondazione della “Unione Sportiva Civitavecchiese”, un’associazione creata per favorire varie attività agonistiche in diverse discipline.

     Gli incontri di pugilato avvenivano per lo più nelle piazze cittadine, naturalmente nei periodi dell’anno che permettevano di stare all’aperto, poi più tardi si cominciò ad organizzarli anche al Politeama (il teatro inaugurato nel 1915 e dedicato al marchese Guglielmi) e al Teatro Traiano.

     Erano spettacoli che attiravano una folla sempre più numerosa, incuriosita e affascinata dalla novità di veder praticata, tra dodici corde elastiche e nell’assoluto rispetto di precise regole di comportamento, un’attività che era ancora ritenuta esclusiva competenza di categorie di persone poco raccomandabili.

    Romolo e Carlo si conoscevano da tempo; il romano, già molto bravo poiché frequentava una palestra federale, arrivò a Civitavecchia nel dicembre del 1921.

    Ospitato dall’amico e collega, Parboni rimase letteralmente sbalordito dalla calorosa partecipazione degli spettatori nei due incontri che ebbe, nel giro di un paio di settimane, col frusinate Dario Della Valle.

    Quell’entusiasmo lo aveva commosso e decise di fare qualcosa. Il romano aveva capito che in quella piccola cittadina di provincia c’erano tutti i presupposti, i segnali evidenti di un interesse che andava crescendo giorno per giorno intorno al pugilato. C’era, insomma, terreno fertile per diffondere lo sport e raccogliere risultati.

    In quella prima riunione salirono sul ring Saraudi e alcuni altri atleti civitavecchiesi, tra cui Aldo Tombolelli e il quattordicenne Egidio Roversi. Fu una giornata memorabile, alla quale se ne accompagnarono molte altre simili in seguito.

    Parboni si stabilì per un po’ in città e per prima cosa rimodernò la palestra di Camp’Orsino. Venne montato un ring e aggiunti alcuni altri attrezzi specifici per il pugilato. Con l’aiuto determinante della Federazione e di alcuni finanziatori privati, il progetto prese il via.

    Da quel momento la boxe ebbe un vero maestro a cui si aggregò Saraudi, generoso volontario nell’insegnamento di una disciplina da lui acquisita unicamente grazie alle proprie capacità.

    Dopo un paio d’anni di soggiorno, Parboni, spinto dal suo spirito libero e avventuriero, lasciò la città e si trasferì in Sud America. Egli si portava dietro l’incolpevole rimorso per il tragico incidente occorso a Pietro Mascena durante il campionato italiano dei pesi leggeri del 19 maggio 1923, quando lo sfortunato pugile genovese, colpito da un pugno del romano, stramazzò a terra battendo il capo con tale violenza sul tavolato da rimanerne ucciso.

    Romolo è stato uno dei migliori pugili italiani, il suo record di centocinque combattimenti e settanta vittorie, in appena dieci anni di attività professionistica, sono la testimonianza di una carriera straordinaria.

    L’atleta con un solo occhio, uno dei pionieri del pugilato italiano, passando da Civitavecchia aveva dato prova di una brillante lungimiranza sportiva.

    In tutta Italia stavano nascendo nuove palestre federali e gli stessi pugili in attività diventavano i nuovi maestri di uno sport ormai del tutto evoluto e in rapidissima diffusione.

    Destinata a diventare uno dei centri di maggior sviluppo di questa disciplina, Civitavecchia salirà la prima volta alla ribalta della cronaca sportiva nazionale e internazionale proprio per merito di Carlo Saraudi.

    Gli insegnamenti tratti sotto la guida competente e professionale di Parboni servirono a perfezionare le già brillanti qualità del civitavecchiese che seguì anche il suo preziosissimo consiglio di non passare immediatamente professionista, poiché stava per approssimarsi uno degli appuntamenti più attesi dagli atleti di tutto il mondo: le Olimpiadi.

    Alessandro Bisozzi