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    Secondo voi possiamo vincere la guerra?

    Pubblicato il 16 gennaio 2013 da Redazione.

    E’ vero che in democrazia il popolo è superiore a qualsiasi autorità morale o burocratica. Cioè, così dovrebbe essere. Ma siamo sicuri che il popolo oggi sia ancora sovrano?

    Senza girare intorno alla questione, per popolo sovrano si intende rappresentante della volontà dinazione. Ed è bene ricordare cos’è la nazione, ossia quella parola che viene dal latino ( natio) e sta a significare, letteralmente, nascita. La nazione è un complesso di individui che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identifica in una comune identità a cui essi sentono di appartenere legati da un sentimento di solidarietà e che sentono di condividere un destino comune.

    La domanda è una e semplice: che ne è, oggi, della nazione e della sua volontà sovrana? Svuotata dal basso dai localismi, la patria ( o nazione, come preferite) è anche espropriata dall’alto delle istituzioni, dette appunto, sovranazionali. Dal Fmi, dal G8 al G20, dalla Trilateral Commission alle agenzie di rating, non c’è più motivo di dichiarare “sovrano” uno stato. Ormai sovrana è la finanza. E l’istituzione sovranazionale più pressante è l’Ue, perché finita per essere un organo unicamente burocratico ( come se non ci bastasse la nostra burocrazia interna), moralistico e culturalmente kamikaze. Ma come dicevo sovrana è solo la finanza, e da essa, come ci si può salvare?
    L’occhio attento dei mercati monitora i Paesi. E poi fa, disfa, giudica, declassa, specula, rovina o promuove. Chi sono, dunque, questi mercati impersonali, trattati come divinità e come figure dell’oggettività? Chi dà consulenze agli Stati in difficoltà e contemporaneamente suggerisce agli investitori di specularvi contro? La Goldman Sachs. O le agenzie di rating, arbitri della finanza mondiale che danno voti come se piovesse ma in realtà sono istituti privati che agiscono in regime di monopolio (S&P e Moody’s, da sole, detengono l’80% del mercato del rating) e sono controllate da meno di cinque grandi potentati. Arbitri che giocano pure, dunque. Ecco spiagato il titolo dell’articolo: secondo voi possiamo vincere la guerra contro la speculazione, se gli “arbitri” sono anche “giocatori”? Ma questi istituti di dubbia oggettività hanno un complice, purtroppo, sempre più radicato nel territorio nazionale italiano: la sinistra. Si ricordano, inizialmente, le battaglie della sinistra su questi temi. Poi? E certo, poi è arrivato Berlusconi e la guerra si fa a lui e chissene frega del resto. Anzi, ora la sinistra, pur di eliminare Berlusconi, si fa piacere anche i grandi nomi della finanza italiana. Ad esempio Montezemolo oppure Draghi, ma anche la Marcegaglia o Profumo.
    Asor Rosa, addirittura, vorrebbe i colonnelli, Eco critica il 75% degli italiani, che, secondo lo scrittore, in fondo stanno bene così; e Giannini invoca i poteri forti contro il Cav. Insomma, piuttosto la speculazione, ma Berlusconi no. E poi parlano di porcellum…
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    Oscar Strano
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