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    Fondazione AN: sconfitti Alemanno e Fini, il simbolo di An resta al partito di Giorgia Meloni

    Pubblicato il 4 ottobre 2015 da Redazione.

    Bocciata la “Mozione dei quarantenni” vicina ad Alemanno e Fini e passa la mozione di Fratelli d’Italia che lascia il simbolo con la Fiamma al partito di Giorgia Meloni. Il verdetto dell’assemblea alla fine è uno solo: la Destra Italiana è ancora pezzi (che ci sarà poi da ridere…?!?).

    ROMA – All’Assemblea dei soci della Fondazione AN, che si è conclusa questa sera all’hotel Midas di Roma, passa la mozione di Fratelli D’Italia. Un successo per il movimento guidato da Giorgia Meloni che potrà così continuare ad utilizzare sulle liste elettorali il simbolo con la “Fiamma tricolore” di Alleanza Nazionale.

    Nella conta serale, la mozione n. 1 denominata “Fondazione per l’Italia”, nella quale sono confluiti i voti dei delegati di Fratelli d’Italia più quelli dei delegati vicini a Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri, ha avuto la meglio sulla proposta n. 2 nota come “mozione dei quarantenni“, incassando 266 favorevoli su 490 votanti e superando quindi i 246 voti necessari per ottenere il quorum. La mozione 3, firmata da Bono e Zaccheo ha ricevuto 212 voti.

    I COMMENTI E LE DICHIARAZIONI SUL DOPO VOTO:

    Giorgia Meloni ha commentato così il risultato ottenuto a fine assemblea: «Finalmente si fa chiarezza e si capisce a chi spetta il compito di aggregare la destra moderna. La legittimazione di Fratelli d’Italia è avvenuta prima attraverso il consenso popolare e oggi anche nella Fondazione An: non ne dubitavamo. Fratelli d’Italia è l’unico partito presente in Parlamento che si richiama ai valori della destra e che continua a crescere e a lavorare sul territorio. Manterremo l’impegno preso e da oggi daremo il via ad una grande campagna di aggregazione».

    Francesco Storace su facebook: «Quella della fondazione sembrava un congresso di AN. Che stava per essere deciso da una specie di gruppo misto in cui militavano molti centristi, incluso chi sta in partiti che sostengono addirittura il governo Renzi… Ma ha vinto la mozione che fa riferimento a Giorgia Meloni, ed è un bene. Ma la leader di Fratelli d’Italia, che ha avuto coraggio nel rischiare di perdere addirittura l’uso del simbolo con metodi ben noti, ora non si fermi. Perché il suo partito va davvero aperto, e non chiuso al proprio interno. E va fatto da oggi e non da domani o chissà quando. Solo così passerà l’amarezza per uno spettacolo triste che poteva cancellare ancora una volta la destra italiana. Altrimenti, c’è Salvini».

    Maurizio Gasparri: «Sono molto soddisfatto che insieme a Matteoli, Mantica, Porcu, Bignami e tanti altri siamo stati decisivi nell’esito dell’Assemblea della Fondazione AN. Sono state infatti bocciate le manovre di Fini e Alemanno, che hanno utilizzato come portavoce dei presunti quarantenni, dapprima per andare all’assalto delle risorse della Fondazione e poi per mettere in piedi una non meglio precisata destra che dopo i fallimenti politici di Fini avrebbe portato solo disastri. Io e Matteoli e altri siamo convintamente in FI per rilanciare tutto il centrodestra e francamente non abbiamo trovato motivi di interesse nel dibattito di ricomposizione della destra che ha registrato un evidente fallimento. Siamo stati determinanti nell’esito finale per evitare una confusione nell’uso del simbolo e per affermare un uso corretto delle risorse della Fondazione che non possono essere presi per fini politici. Basta leggere le prime versioni delle mozioni dei quarantenni per capire quale insana manovra abbiamo sventato. Per quanto riguarda Fd’I è un partito al quale non apparteniamo ma che è alleato di FI nel centrodestra. E anche di questo abbiamo tenuto conto».

    Gianni Alemanno sembra non dar peso alla sconfitta e annuncia che darà vita ad un Movimento per la destra unita: «Oggi ci siamo scontrati con le discipline di partito di FI e Fdi. Ci auguriamo che Fdi non si chiuda in se stesso». E su facebook: «Oggi nell’Assemblea della Fondazione AN è stata persa una grande occasione. Abbiamo raggiunto il 45% contro l’alleanza tra due opposte discipline di partito di FI e di FdI. Ma siamo molto orgogliosi della nostra battaglia per una ‪#‎DestraUnita‬ e di tutti coloro che l’hanno coraggiosamente combattuta. Forza e Onore!».

    Fabio Rampelli sulla sua pagina fb: «Dall’Assemblea dei Soci di An esce un messaggio inequivocabile di chiarezza: la destra è rappresentata da Fratelli d’Italia e da Giorgia Meloni. Fini, Alemanno, Bocchino, insieme ai tesserati del partito di Alfano tra cui Roberta Angelilli, in fila a votare per loro, possono arrendersi a questa evidenza. La mozione dei risentimenti è stata bocciata., mentre la nostra ha vinto! A FDI AN resterà il simbolo e ci faremo carico di un’altra stagione di nuove aggregazioni per costruire una grande destra».

    Ignazio La Russa all’indomani dell’assemblea dei soci della Fondazione An, fa il punto su il Secolo D’Italia: «Ora per la destra si apre finalmente una stagione di chiarezza. Mi sono scontrato con quello che mi è sembrato il partito della rottura, un partito che non era maggioritario nemmeno all’interno della mozione dei quarantenni e che ha determinato l’impossibilità di trovare una sintesi. Evidentemente qualcuno riteneva che evitare un’ulteriore frammentazione non fosse così importante. C’era chi infatti mirava solo ad azzerare tutto, come se in questi anni non fosse accaduto nulla, come se non ci fosse stata la nascita di Fratelli d’Italia.  In sostanza, qualcuno non voleva un equilibrio, ma un annullamento dell’esperienza di FdI e questo non potevamo consentirlo. Senza problemi e senza troppe discussioni aggregheremo la cosiddetta destra diffusa sul territorio partendo dai tanti consiglieri e militanti che si sono ritrovati in un unico percorso. Giorgia Meloni aveva già preso un impegno del genere ad Atreju».

    Gianfranco Fini su “LiberaDestra”: «I commentatori più superficiali hanno liquidato l’esito della Assemblea dei soci della Fondazione Alleanza Nazionale evidenziando che la Destra è profondamente divisa (sai che scoperta!) e che nulla è cambiato, il simbolo di AN rimane alla Meloni e la Fondazione continuerà a fare quel che ha fatto fin qui (cioè ben poco). Quelli più “militanti” hanno continuato con la menzogna dell’assalto alla cassa esultando come gli ubriachi perché la congiura, esistente solo nella loro fantasia, è stata sventata: nessuna meraviglia se si pensa a chi sono, al fatto che devono pur campare e che l’onestà intellettuale non sanno nemmeno cosa sia.
    Un po’ tutti hanno detto e scritto che la sconfitta dei cosiddetti quarantenni sia stata in realtà la sconfitta di Alemanno e dell’”uomo nero”, cioè del sottoscritto. Che l’ex Sindaco di Roma si sia impegnato in prima persona e pubblicamente è pacifico e non sta certo a me spiegare il perché: l’ha già fatto l’interessato e senza infingimenti.
    E’ invece giusto fare chiarezza sul ruolo che ho avuto io. Ed è presto detto: nelle ultime settimane tra gli iscritti alla Fondazione sono stati tanti gli ex dirigenti ed iscritti ad An ( e non solo tra chi aderì a Futuro e Libertà) che mi hanno chiesto cosa pensavo e cosa a mio avviso fosse opportuno fare.
    A tutti ho detto, e a Mirabello l’ho fatto pubblicamente, che dovevano rispondere ad una semplice domanda: chi è entrato in Forza Italia si riconosce nell’odierna azione politica di Berlusconi? Chi è iscritto a Fratelli d’Italia pensa davvero che il partito della Meloni sia l’erede legittimo della tradizione e, pur nella necessaria evoluzione, delle tesi politiche e programmatiche di AN? Chi non ha più tessere in tasca, non ne vuol più sapere dell’impegno politico? O vuole qualcosa di diverso dai soggetti politici di destra oggi esistenti?
    E’ facile capire come hanno risposto coloro che hanno votato la mozione dei quarantenni che hanno agito di testa loro e non erano teleguidati da nessuno. È ridicolo prima ancora che offensivo pensare che sei persone mature, eletti in consigli regionali e comunali con i loro voti (e non perché messi in liste di nominati), professionisti che campano del loro lavoro, siano stati solo dei burattini nelle mani mie o di Alemanno.
    La verità incontestabile e sotto gli occhi di tutti, anche di chi in malafede afferma il contrario, è che oggi c’è, tra chi votava AN e quindi anche tra chi ne faceva parte, il desiderio di una politica di Destra molto diversa da quella di Giorgia Meloni. Che ha detto comunque la verità: la sua concezione della Destra non è certo la mia ( e la cosa importa ben poco) ma soprattutto non è quella di milioni di italiani che votavano An e che oggi, nonostante il simbolo, non votano Fratelli d’Italia. E non lo fanno perché non ne condividono i contenuti quasi sempre fotocopia sbiadita del leghismo di Salvini. AN ha sempre avuto ben chiaro che l’amor di Patria, la difesa delle tradizioni nazionali, la salvaguardia dell’interesse più autentico del nostro popolo – obiettivi di fondo della Destra – non si garantiscono con un neo nazionalismo egoista che ha bisogno di nemici, meglio ancora se occulti, da indicare come cause dei problemi italiani: l’euro, la dittatura di Bruxelles, gli immigrati invasori…..
    Non sono le medesime opinioni   di Alemanno (che non a caso a FdI si era iscritto). Ma credo che il progetto di una destra originale e autonoma sia legata ad una pluralità di visioni che devono trovare una sintesi in nome dell’interesse nazionale. Ma la questione è sempre la stessa: il confronto e tra chi vuole una destra aperta e autonoma nella sua specificità culturale e chi la preferisce chiusa , autoreferenziale e di fatto subalterna oggi a Salvini come ieri a Berlusconi.
    Quando AN la indicò quale vice presidente della Camera e poi quale ministro, anche Giorgia Meloni era convinta di ciò. Oggi ha cambiato opinione ed è lecito, ma non può pensare che tutti siano disposti a farlo in modo così disinvolto.
    Quando la divisione di una comunità politica non è figlia solo dei personalismi esasperati e dei rancori individuali (che certo non mancano) ma ha origine da analisi e proposte politiche profondamente diverse non esiste alcun cemento che possa costruire una casa comune. Per il ceto politico può esserlo forse la gestione del potere, ma di certo non lo è per i cittadini, per coloro che devono votare e non ragionano nell’ottica delle candidature e delle possibilità di elezione.
    E adesso che accadrà? I “quarantenni” hanno annunciato che il loro impegno per ricostruire la Destra continuerà comunque e il più anziano tra i Fratelli d’Italia ha detto che non ci saranno prigionieri. Eppure, nonostante le apparenze, non è detto che il peggio debba ancora arrivare. Un confronto serrato e su alcuni temi anche aspro ( ad esempio il ruolo dello Stato e il fallimento del federalismo, la crisi del liberismo senza regole, la democrazia e la crisi di rappresentanza di partiti e sindacati, l’etica della responsabilità e del dovere civico, la società multi etnica ma non multiculturale …)può essere salutare per l’intera comunità politica che si riconosceva in AN. A condizione che volino le idee e non gli insulti. Se accadrà, gli amici di Libera Destra non si sottrarranno al confronto».

     
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