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    Le origini del pugilato civitavecchiese, capitolo trentatreesimo: Salvatore Manca

    Pubblicato il 12 febbraio 2016 da Direttore.

    di Alessandro Bisozzi.

    CIVITAVECCHIA – Pesava appena cinquantuno chili Salvatore, ma sul ring era un vero e proprio gigante, un’autentica forza della natura. Nato a Palidoro il 4 gennaio 1934 da genitori residenti a Civitavecchia, Salvatore Manca si forma presso la “Pugilistica Civitavecchiese”, colmando una categoria di peso che nella scuderia di Carlo Saraudi, fino ad allora, era stata orfana di buoni elementi: quella dei pesi mosca.

    Nella professione di un pugile gli ostacoli hanno sempre un nome, e quello che maggiormente intralciò la carriera del giovane Manca apparteneva ad un fortissimo algherese futuro campione del mondo: Salvatore Burruni. Il civitavecchiese lo affrontò la prima volta nel 1956, durante le selezioni per le Olimpiadi di Melbourne. Più vecchio di un anno e dotato di una solidissima esperienza, Burruni vinse l’incontro conquistando il biglietto e la maglia azzurra per l’Australia. A quelle Olimpiadi, la medaglia d’oro nella categoria dei pesi mosca fu vinta dal fortissimo inglese Terry Spinks, un fenomenale talento che, per una sottile beffa del destino, Manca si era già preso la soddisfazione di battere, qualche settimana prima, nel corso di un torneo a Londra tra la squadra italiana e quella britannica.

    Nel 1957 Salvatore partecipò sia ai campionati europei di Praga, dove venne eliminato ai quarti di finale dal rumeno Mircea Dobrescu, sia ai campionati internazionali militari ad Augusta, in Germania. Qui, la giovane recluta del Circolo Sportivo della Marina conquistò la medaglia d’oro e tornò a Civitavecchia accolto come un trionfatore. Fu un successo strepitoso che coronava una dignitosissima carriera dilettantistica condotta sempre ai massimi livelli.
    L’anno dopo Manca passò professionista esordendo contro il romano Elio De Witt, che più tardi incontrò altre due volte battendolo sempre.
    Il 12 febbraio del 1959, il suo primo match importante. Ad attenderlo sul ring del Palazzetto dello Sport di Roma c’era colui che si rivelerà come il secondo poderoso ostacolo della carriera: l’argentino Horacio Accavallo.

    Pugile mancino pericolosissimo, destinato a diventare campione del mondo, Accavallo aveva già affrontato ventisette combattimenti vincendone ventiquattro e pareggiando gli altri tre. Oltre alla fama di imbattibilità di cui godeva l’argentino, a preoccupare Salvatore c’era anche il suo potente diretto sinistro, un colpo che gli aveva consentito, fino ad allora, di chiudere quattordici matches prima del limite. Il record finale di questo grande atleta, ritiratosi da campione del mondo dei pesi mosca nel 1967, è di ottantatre incontri disputati con settantacinque vittorie e due sole sconfitte!

    Salvatore Manca fu forse impressionato dalla reputazione dell’avversario perché in quell’incontro non si espresse al meglio delle sue qualità; pur tuttavia, la tenace fibra di combattente si rivelò tra la settima e l’ottava ripresa, quando con alcune belle azioni in velocità, favorite dal suo eccezionale dinamismo, riuscì più volte a stampare i guantoni sulla faccia dell’argentino. Accavallo esaurì le proprie forze nel tentativo di sottomettere il civitavecchiese, il quale alla fine strappò un verdetto di parità che valeva quasi come una vittoria. Manca avrebbe potuto togliersi la soddisfazione di ottenere un successo se solo fosse salito sul ring meno condizionato dalla nomea dell’avversario e più convinto dei propri mezzi. Una sorta di ingiustificata suggestione, nei confronti del sudamericano, che non gli riuscì mai di superare. Egli incontrò Accavallo altre due volte: la prima due mesi dopo, a Bergamo, e la seconda nel 1962 a Buenos Aires. In nessuna delle due occasioni ebbe successo.

    Il 27 maggio 1959 Manca affrontò, per la seconda volta in carriera, l’altra sua “bestia nera”: Salvatore Burruni. Il match era valido per il titolo italiano, detenuto da quasi un anno dal pugile sardo, e si svolse all’interno del velodromo Vigorelli di Milano, vero e proprio tempio della boxe meneghina dell’epoca. Dodici round, durante i quali la superba classe del futuro campione del mondo concesse poco spazio alla generosa irruenza del civitavecchiese. Un combattimento che nel corso dei primi minuti, tuttavia, vide un leggero vantaggio dello sfidante, il quale non seppe poi dosare le energie per mantenere lo stesso ritmo nelle restanti fasi. Al nono e al decimo round, un deciso ritorno di Manca fece ben sperare in un capovolgimento delle sorti, ma nella successiva ripresa un preciso destro di Burruni lo colpì alla mascella facendogli rasentare il ko. Fu il momento decisivo del match. Benché impegnato al massimo nel disperato tentativo di recupero, Manca non riuscì a scrollarsi di dosso quella terribile mazzata nei pochi minuti che gli rimanevano a disposizione, e alla fine venne sconfitto.

    L’anno successivo, a Cagliari, riprovò di nuovo l’assalto al titolo, ancora una volta affrontando l’algherese. Fu un match difficilissimo per lui, dominato dalle costanti iniziative del campione italiano, alle quali egli non seppe replicare in maniera decisa. Burruni fu nuovamente l’ostacolo contro il quale si infransero le speranze di affermazione di Salvatore Manca, atleta irriducibile, generoso e sfortunato. L’anno dopo, il civitavecchiese affrontò a Torino la fenomenale giovane “promessa” Ernesto Miranda, campione argentino dei pesi gallo, dal quale subì un brutto ko alla quarta ripresa. Poi la trasferta in Argentina, dove venne battuto da Accavallo per squalifica e da Carlos Omar Rodriquez ai punti.

    Il 19 gennaio 1963, l’ultimo incontro per lui, battuto da Gianfranco Grazini a Viterbo.

    Pugile brillante, coraggioso e instancabile, pur non conquistando mai nessun titolo da professionista, Manca fu capace di grandi prestazioni anche davanti a campioni di livello mondiale, nei confronti dei quali capitolò soltanto al termine di combattimenti memorabili.

    Salvatore Manca morì il 16 luglio 1992.

    L’intero brano e le foto sono tratti dal libro “I Campioni. Le origini del pugilato civitavecchiese” di Alessandro Bisozzi.

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