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    #VoxPopuli – Burocrazie europee contro popoli: un pericoloso nuovo bipolarismo

    Pubblicato il 14 marzo 2016 da Redazione.

     di Marcello De Angelis.

    “Ci hanno fatto passare per degli idioti. Non hanno ascoltato i nostri argomenti. Ci hanno dato degli estremisti di destra, il che non siamo, e non diventeremo. Ci hanno dato dei razzisti e degli xenofobi, cosa che neppure siamo”. Questo il commento post-elettorale di Joerg Meuthen, vincitore di Alternativa per la Germania nel Land di Stoccarda. E le sue parole traducono il pensiero della maggior parte dei suoi elettori, che in queste elezioni amministrative tedesche, che hanno mobilitato 13 milioni di elettori, hanno tolto la fiducia ai partiti “di Sistema” per darla invece al partito “nuovo” che dice no alla “politica dell’arroganza (nei confronti dei propri cittadini) e dell’accoglienza (nei confronti dei forestieri)”. E dopo quello che è successo a Capodanno a Colonia non c’è da stupirsi. La maggioranza degli elettori di Alternativa per la Germania, che vola oltre il 24 per cento all’Est, sono effettivamente come dice Meuthen: non sono xenofobi, non sono razzisti, non sono estremisti, non si considerano di estrema destra. Sono semplicemente in disaccordo con la visione ideologica di come dovrebbero essere la Germania e l’Europa condivisa dalle due grandi famiglie politiche liberal e social-democratiche che dominano le istituzioni europee.

    In Germania, come nella maggior parte dei Paesi europei considerati più “evoluti”, esiste una grande “maggioranza silenziosa”: pochi osano dire apertamente che ritengono l’idea di una società multirazziale e multiculturale assolutamente indigeribile, che l’immagine di un milione di forestieri – che hanno una diversa civiltà, diversa morale e persino un diverso odore causato da una diversa dieta – che nel giro di pochi mesi si istalla nei propri quartieri li terrorizza. Alcuni ammettono a mezza voce che sono preoccupati che aumentino i reati di strada, perché avere paura è meno socialmente inaccettabile. Sebbene nel Regime del politicamente corretto anche la “paura” diventa un sentimento criminogeno se non criminale: la fobia dello straniero, come quella di chi ha comportamenti sessuali extra-ordinari, in molti Stati dell’Unione europea è già un reato penale. E chi ritiene di far parte della maggioranza – e ha effettivamente paura per sé e per i propri familiari e figli – oggi ha anche paura di dirlo, per non essere socialmente messo all’indice o persino denunciato. Ma poi, protetto dal segreto dell’urna, sfoga con un semplice colpo di matita tutta la sua frustrazione e il suo senso di impotenza. Nelle diverse nazioni europee questa ribellione di chi si sente non più garantito dalle élites che governano prende connotati diversi, perché, malgrado le burocrazie europee ci lavorino da tempo, una omogeneità continentale non esiste ancora e forse non esisterà mai. Si assiste e si assisterà invece sempre di più alla tentazione dei partiti dominanti di mettersi insieme, al di là delle tradizionali differenze, per tenere insieme il progetto di ingegneria sociale condiviso da mezzo secolo da tutte le istituzioni transnazionali. L’immigrazione di massa era considerata una auspicabile necessità anche prima della “crisi” dei profughi, addirittura ritenuta da molti “analisti” come una soluzione al calo demografico, alla mancanza di forza lavoro a buon mercato e allo svuotamento delle casse previdenziali.

    Dopo che le stragi di Parigi hanno segnalato un’ulteriore scontato avanzamento del Front National nelle intenzioni di voto dei francesi, il presidente socialista Hollande ha convocato all’Eliseo il suo ex-nemico liberale Sarkozy e lo ha nuovamente legittimato come alternativa “di destra” nella speranza di fermare il movimento di popolo guidato da Marine Le Pen. E ci sono alla fine riusciti con un’alleanza che sommando i propri voti rappresenta ancora la maggioranza. Anche in Italia, in fin dei conti, assistiamo dall’affermazione del movimento 5stelle a un accordo di questo genere, che potrebbe funzionare di fatto contro qualunque opposizione.

    In Germania alla fine si riproporrà una “Grande coalizione” per arginare i “populisti”. In Francia la chiamano “diga repubblicana” e in Italia, che ha inventato già 40 anni fa una cosa chiamata “arco costituzionale” – con la strategia certo meno ambiziosa di frenare la crescita del Msi – non sarà difficile inventarsi qualcosa di altrettanto evocativo.

    L’ondata della protesta anti-sistema o semplicemente anti-immigrazione di massa si infrangerà contro queste dighe politicamente corrette? Molto probabilmente sì, a meno che i movimenti di opposizione non vadano oltre il dilettantismo delle posizioni di semplice rifiuto dell’emergenza e riescano a convincere i propri elettori malpancisti che il problema viene da lontano e che il cambiamento che devono esigere è molto più radicale.

    Ma per radicare un elettorato ci vogliono tempi molto lunghi: il successo sfiorato dal Front National in Francia viene da un’opposizione coerente che dura da mezzo secolo e nasce in un sistema elettorale folle, in cui un partito che supera il 30 per cento dei suffragi potrebbe anche restare senza alcuna rappresentanza parlamentare (e questo fa allontanare per frustrazione alcuni elettori ma ne radicalizza tanti altri). Difficile immaginare in Italia una tale resistenza da parte dei grillini o anche dei leghisti, anche se questi ultimi sono riusciti a rialzarsi da una crisi che avrebbe cancellato dalla scena partiti anche più strutturati.

    Siamo quindi condannati a vedere il dibattito politico europeo esaurirsi in un nuovo bipolarismo burocrazie/popoli?

    Una scossa alla diga, paradossalmente, potrebbe venire da dove uno non se lo aspetta. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, dalla Patria del politicamente corretto e della società dell’insalata mista, il capo dei malpancisti locali – un pittoresco miliardario di nome Trump – rischia di diventare presidente. E allora potremmo vederne delle belle.

    @deangelismarcel 

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