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    #VoxPopuli – Ogni attentato è come se fosse il primo. Non abbiamo imparato nulla?

    Pubblicato il 24 marzo 2016 da Redazione.

    di Marcello De Angelis.

    Ogni attentato è come se fosse il primo: stupore, orrore, sconcerto. Panico e rabbia anche. E confusione. D’altronde è questo che vogliono i terroristi, lo dice la parola stessa. Seminare la paura e far perdere a tutti il controllo. I cittadini chiedono risposte alle istituzioni, perché le istituzioni sono lì proprio per darti risposte. Spiegarti perché queste cose succedono, dirti come evitare che accadano di nuovo e rassicurarti, garantirti che questo è l’ultimo attentato. E noi vogliamo crederci e infatti, quando arriva il seguente, reagiamo appunto come se fosse il primo. La settimana scorsa, a Parigi, sono passato davanti al Bataclan. C’erano ancora un po’ di fiori avvizziti e qualche cartellone. Ma i parigini passavano oltre distratti dalle loro incombenze quotidiane. E paradossalmente proprio quella è la risposta istintiva al terrorismo; lasciarsi la paura dietro le spalle e rivendicare con forza la normalità.

    Le reazioni meno equilibrate di solido – e ancor più paradossalmente – vengono dai politici. Quelli al governo si ammantano di cordoglio e fanno promesse che sanno di non poter mantenere; quelli all’opposizione dicono che è tutta colpa di quelli al governo e che se al governo ci fossero loro saprebbero bene come risolvere in quattro e quattr’otto il problema. C’è chi dice che bisogna chiudere le frontiere, chiudere le moschee, che bisogna schedare o internare tutti i musulmani o militarizzare le città. Ho letto un twitter di Enrico Letta, subito dopo gli attentati http://www.hosting.universalsite.org/image-marcellodeangelis-6D88_564B7A19.jpgdi Bruxelles, che lamentava che non avessero ancora chiuso la metropolitana di Parigi. E allora perché non quelle delle altre città europee? E allora perché non bloccare tutti gli aeroporti, il traffico ferroviario e navale, chiudere le scuole e i supermercati, non andare più al lavoro? E pensare che a fare una proposta del genere è un ex-presidente del Consiglio. Se è comprensibile che i cittadini vadano nel panico e pretendano dalle istituzioni delle risposte, è davvero inquietante che i politici, pur di avere visibilità o cavalcare la paura e raccogliere un momentaneo consenso, facciano affermazioni senza senso.

    Nessuno ha il coraggio di dire quello che sappiamo tutti: che se uno vuole fare un attentato terroristico, se il suo intento è seminare indiscriminatamente la morte, se non si preoccupa nemmeno della propria stessa sopravvivenza perché è votato al suicidio, c’è ben poco che si possa fare per anticipare il suo gesto inconsulto. Sono decenni che esperti e analisti studiano il terrorismo, che esiste così come lo conosciamo dalla fine della seconda guerra mondiale. Prima c’erano, è vero, gli attentati degli anarchici, gesti individuali quasi sempre rivolti contro i sovrani e le persone al potere e la guerra stessa è stata in buona parte una guerra terroristica, con bombardamenti delle città e stermini di civili, ma prima degli anni Settanta non lo chiamavamo “terrorismo”. Il terrorismo moderno si è spostato da una latitudine all’altra, ha cambiato colore e parole d’ordine ma, tecnicamente, è sempre uguale. Fino agli anni Ottanta il terrorismo “islamico” non era mai esistito. C’erano gruppi arabi che facevano attentati, ma erano movimenti laici, spesso legati ai Paesi del Patto di Varsavia. C’erano gruppi europei, nazionalisti o secessionisti, dal Tirolo ai Paesi Baschi, che usavano le bombe per sostenere la propria causa. C’erano i Sudamericani, i gruppi anticolonialisti nell’Africa nera e nel Nord Africa, che seminavano il terrore tra bianchi ed europei. C’erano i gruppi armati in Indocina che tagliavano le braccia ai bambini che erano stati vaccinati dagli odiati occidentali che li dominavano. Il discrimine tra guerre di liberazioni e terrorismo non era molto chiaro e i due termini si utilizzavano con estrema strumentalità.

    Il terrorismo ci colpisce a casa nostra, ma viene sempre da lontano. Possiamo anche dirci che questi terroristi abitano accanto a noi, sono cittadini europei, ex tossici, ex spacciatori, sbandati delle nostre periferie urbane, ma se non avessimo consentito o addirittura sostenuto la nascita del sedicente Stato islamico in Siria e Iraq, con tutta probabilità nessuno li avrebbe reclutati, armati e finanziati. Ora è lì che bisogna intervenire, cancellando ogni traccia del sedicente Califfato. Ma non sarà sufficiente, perché le cellule cancerogene scapperanno da lì e cercheranno di innestarsi altrove, fino a quando non avremo trovato una cura definitiva.

    Ora sappiamo tutti che destabilizzare per decenni i Paesi di mezzo mondo non è stata una buona idea, ma qualcuno dovrebbe prendersi la responsabilità degli errori politici che hanno provocato questa follia. Dire che il problema è l’Islam perché sarebbe una religione che promuove il terrorismo è una facile fuga dalle responsabilità e equivale a dire che non esiste soluzione.

    ‏@deangelismarcel

     

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