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    #VoxPopuli – Ma l’energia, è meglio produrla o comprarla?

    Pubblicato il 13 aprile 2016 da Redazione.

    di Marcello De Angelis.

    Ricevo decine di messaggi sul referendum sulle “trivelle”. Come per tutti i referendum, i toni sono epocali: “Se voti così il mondo cambierà; se non voti così il mondo finirà.

    Leggo i quesiti e scopro che in realtà le trivelle c’entrano poco, nel senso che le trivellazioni ci sono già state e il referendum è sul rinnovo o meno delle concessioni estrattive e altre vicende connesse. A poche settimane dal referendum è scoppiato il caso che ha portato alle dimissioni del ministro (mi rifiuto di chiamarla “ministra”) Guidi, che sulla stampa viene strettamente connesso allo sfruttamento dei giacimenti energetici trovati nel suolo italiano e nelle nostre acque territoriali.

    In conclusione, mi sembra che stiamo discutendo dell’opportunità di estrarre (o far estrarre) idrocarburi dal nostro territorio oppure no. Va chiarito ovviamente che, siccome i bacini sottomarini non sono delimitati dai confini di superficie, se decidiamo di non estrarre il gas nel Mare Adriatico, questo non impedirà ad altri di estrarlo con impianti collocati in altre acque territoriali.

    E qui arriviamo al solito discorso. Negli anni ’80 l’Italia era all’avanguardia nella progettazione e costruzione di centrali nucleari, poi (nell’87), gli italiani con un referendum decisero che non volevano centrali nel proprio territorio, ma anche che doveva essere interrotta in Italia la ricerca e la produzione delle attrezzature per le centrali. Da allora tutte le potenze industriali europee (Francia in testa) hanno sviluppato quel settore e oggi noi siamo dipendenti per la fornitura elettrica dalla produzione nucleare di Francia e Slovenia, che hanno impianti sui nostri confini (quindi se ci fosse un incidente noi saremmo totalmente coinvolti, come se le avessimo in casa nostra…). Durante l’ultimo governo del centrodestra si era riaperta la possibilità di produrre energia tramite centrali nucleari, anche se costruite fuori dai nostri confini, ma ci fu l’incidente a Fukushima in Giappone e subito in Italia facemmo un nuovo referendum per rimettere indietro l’orologio al 1987. Il Giappone non rinunciò, malgrado la tragedia, alla sua produzione nucleare, ma noi si. E continuiamo a comprare l’elettricità dai francesi, a tre volte il costo a cui lo comprano i nostri cugini d’Oltralpe, privati e aziende. Quindi, a proposito dell’irrisolvibile problema della non competitività delle aziende italiane, a una fabbrica italiana produrre costa tre volte di più che a una fabbrica che sta a 100 metri oltre il confine di Ventimiglia.

    Tornando al gas e al petrolio varrebbe la pena ricordare che l’Italia, a un certo punto della sua storia recente, aveva fatto accordi molto importanti con la Russia, la Turchia e la Libia, per la costruzione di gasdotti che avrebbero fatto dell’Italia lo snodo del passaggio delle risorse verso il resto d’Europa. Quasi subito dopo, in Italia ci furono vari problemi, economici e giudiziari, che forzarono alle dimissioni l’allora presidente del Consiglio. Poi, come si sa, la situazione politica mondiale ebbe vari scossoni, che hanno portato alla destabilizzazione della Turchia, alle sanzioni contro la Russia e alla morte del rais libico che ci aveva dato i diritti estrattivi di quasi tutte le risorse del suo Paese.

    E ora, come nel gioco dell’Oca, siamo tornati alla casella di partenza. L’energia ci serve, ma non la vogliamo produrre o estrarre. Quindi la compriamo. E il prezzo lo fanno gli altri.

    Nel frattempo ci siamo concentrati sulle fonti rinnovabili (sole, vento) ma non sono sufficienti a colmare il nostro fabbisogno.

    Una delle ragioni dei quesiti referendari sulle “trivellazioni” è che se ci fosse un incidente sulle piattaforme estrattive il danno ambientale per il Mediterraneo sarebbe enorme. Leggo che quasi tutti i disastri degli ultimi decenni sono stati causati da incidenti delle navi petroliere, quindi meno importiamo e più sicuri siamo su quel versante. Inoltre vale lo stesso discorso delle centrali nucleari: noi non costruiamo impianti per non danneggiare l’ambiente, ma col nostro referendum non possiamo impedire ad altri di estrarre lo stesso gas a qualche chilometro più in là. E il mare è il medesimo e le acque si muovono. Quindi, anche in questo caso, noi rinunceremmo ai benefici senza però metterci al sicuro da eventuali danni.

    Ma, per carità, questa è solo un’opinione.

    ‏@deangelismarcel

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