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    Salute, all’Alberghiero una lezione dedicata alla prevenzione andrologica

    Pubblicato il 15 aprile 2016 da Direttore.

    LADISPOLI – Si è parlato di prevenzione delle malattie dell’apparato riproduttivo maschile in una lezione svoltasi all’istituto alberghiero, nell’ambito di un Progetto dedicato all’Educazione alla Salute. Il Dott. Giuseppe Bomprisco, che ha curato l’incontro, ha sottolineato come le patologie e le anomalie dell’apparato genitale, per motivi storici e culturali, vengano spesso diagnosticate tardivamente. In Italia la situazione si è aggravata in seguito all’abolizione della leva militare obbligatoria, occasione in cui i giovani erano sottoposti ad una visita medica generale, che poteva valere anche da screening effettuato su una precisa fascia di età.

    Come ha sottolineato Zelinda Marianantoni, esperta in comunicazione e organizzatrice di eventi dedicati alla prevenzione sanitaria, oggi i dati della letteratura scientifica evidenziano che circa il 30-40% dei giovani maschi tra i 16 e i 18 anni presentano una patologia andrologica. I relatori hanno messo in rilievo quanto il fattore tempo sia fondamentale per evitare che questa diventi irreversibile.

    “Attualmente – ha affermato la Prof.ssa Sara Leonardi, Docente dell’Istituto Alberghiero e Referente del Progetto di Educazione alla Salute – non è previsto alcun primo livello di prevenzione andrologica per l’individuazione precoce di anomalie a livello dell’apparato genitale maschile. Sappiamo che tali patologie sono in grado di influenzare negativamente la fertilità e la sfera sessuale dell’età adulta. E’ quindi nostro dovere moltiplicare gli interventi di informazione all’interno delle scuole”.

    “Esiste ancora molta disinformazione fra i giovani compresi in questa fascia di età (15-18), – ha osservato Zelinda Marianantoni – la maggior parte di loro non conosce neanche il significato del termine ‘andrologo’. Otto anni fa, durante una ricerca condotta nei Licei romani, emerse che gli studenti confondevano questo termine con un altro: ‘antropologo’. Lavoriamo da più di venti anni nelle Scuole del Lazio allo scopo di sensibilizzare e responsabilizzare i giovani, ma è molto difficile vincere le resistenze “culturali” ancora legate a questo tema. C’è un intervallo di tempo piuttosto lungo durante il quale i ragazzi non vengono visitati, quello che va dai 12-14 anni ai 18. Noi dobbiamo intervenire proprio in questa fascia di età”.

    La S.I.A. (Società Italiana di Andrologia), presieduta da Giorgio Franco, spesso con la collaborazione dell’A.I.D.A.S.S. (Associazione Italiana per il Diritto alla Salute Sessuale) ha svolto numerose campagne di informazione e di prevenzione, ultima delle quali realizzata nel 2015 con il contributo della Regione Lazio e patrocinata dal Comune di Ladispoli sul tema “Prevenzione Andrologica 2.0”.

    “Nell’adolescente e nel giovane adulto – hanno sottolineato a più riprese i Responsabili della S.I.A. – le anomalie e le patologie dell’apparato genitale vengono intercettate con molta difficoltà a causa dell’assenza di una cultura andrologica diffusa che determina resistenza ed imbarazzo nei maschi, ma anche nei genitori che rivestono un ruolo di primaria importanza nell’educazione alla salute dei figli”.

    “La visita andrologica diventa ancora più importante – ha ricordato Zelinda Marianantoni – se si pensa che quando era obbligatoria la visita di leva in più del 70% dei ragazzi venivano riscontrate patologie genitali più o meno gravi, e che in oltre il 50% dei casi la fertilità era a rischio. Purtroppo il riscontro in termini di visite effettuate durante la campagna del 2015 non è stato superiore al 15%. Senza parlare di rischi ancora più seri. Da una ricerca condotta da Giuseppe La Pera, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità sul rapporto fra il disagio sessuale e il ricorso alla droga nei giovani (fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni), un’indagine svolta nei Sert (Servizi territoriali per le Dipendenze), nelle comunità terapeutiche e davanti agli stadi. Fra gli intervistati è emerso che il 30% dei giovani tossicodipendenti si è rivolto all’eroina e ad altre droghe per uscire da una situazione di disagio e di sofferenza legata ad un disturbo sessuale. Ma se il tormento c’è a chi ci si rivolge per eliminarlo? Ben difficilmente lo si farà in famiglia, perché in molti casi risulta difficile parlare con i genitori di questi argomenti. Spesso il giovane si confida soltanto con i suoi coetanei, ma finisce per essere fatto oggetto di bullismo fino a essere emarginato dal gruppo. Solo moltiplicando ad ogni livello, a cominciare dalle Scuole, le iniziative e le attività di informazione sarà possibile abbattere i tabù e vincere la battaglia in difesa della salute dei giovani”.

    Al termine dell’incontro, il Dott. Francesco Barrese, specialista in Urologia, coadiuvato dal Dott. Bomprisco, si è reso disponibile per una visita gratuita agli studenti che ne avessero fatto richiesta.

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