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    Le origini del pugilato civitavecchiese, capitolo 40: Pasqualino Morbidelli

    Pubblicato il 9 ottobre 2016 da Redazione.

     

    CIVITAVECCHIA – Nato ad Allumiere il 1° novembre 1948, Morbidelli si trasferì ancora giovanissimo a Santa Marinella.
    Spinto dal padre, che lo accompagnò di persona dal maestro Giuseppe Peris, egli cominciò a frequentare la palestra della “Civitavecchia Ring” quando aveva circa sedici anni.
    Seppure dotato di buone capacità tecniche, l’esperta guida del maestro civitavecchiese sgrezzò le qualità del ragazzo, che divenne presto un forte peso piuma.
    Veloce, agile e assai dinamico, con un temperamento grintoso e battagliero, il pugile allumierasco era un’attaccante indomabile. In breve tempo passò dai novizi ai dilettanti, mettendosi in mostra nei vari tornei regionali e interregionali.
    Una dura gavetta che nel 1969 – mentre prestava servizio militare presso la SMEF di Orvieto – lo portò direttamente ai campionati nazionali dilettanti a Castelfranco Veneto, dove conquistò il suo primo titolo italiano.
    Lo stesso anno vestì per quattro volte la maglia azzurra in altrettanti tornei internazionali, distinguendosi sempre per le belle prestazioni rese.
    Nel 1971 Morbidelli arrivò un’altra volta in finale ai campionati italiani, ma un verdetto alquanto discutibile premiò l’avversario, Sergio Emili; poi altre cinque convocazioni in nazionale, nell’ultima delle quali venne chiamato a difendere il tricolore ai giochi del Mediterraneo svolti a Smirne, in Turchia, dove vinse la medaglia di bronzo.
    Nel 1972 un nuovo titolo italiano: un’affermazione meritatissima che confermò il suo grande talento, poi la vittoria al Torneo Internazionale di Atene ed infine un dual match con l’agguerrita squadra inglese giunta in Italia per confrontarsi con i migliori dilettanti in circolazione. Fu un bel successo per lui, costretto a parare la furia scatenata di Mark Bliss, un biondissimo e scatenato diciottenne londinese che non voleva assolutamente saperne di perdere l’incontro.
    Morbidelli stava attraversando un periodo di forma strepitoso e la sua convocazione al prestigioso Torneo Internazionale d’Olanda fu un atto d’obbligo.
    A Groningen, tre incontri a pochi giorni l’uno dall’altro, sul modello olimpico. Tre dei migliori dilettanti europei ad attenderlo. Pasqualino è irresistibile, vince la medaglia d’oro con una superiorità schiacciante.
    Un successo importantissimo che iscrisse automaticamente il suo nome tra gli atleti convocati alle Olimpiadi di Monaco.
    L’organizzazione olimpica aveva previsto turni piuttosto massacranti per quel torneo di pugilato, cinque gare preliminari prima di poter accedere alla finale. Sei incontri totali, quindi, in appena due settimane.
    Morbidelli esordì al Boxehalle Olympiapark di Monaco battendo nettamente lo zambiese Morgan Mwenya, poi affrontò il pericoloso atleta turco Ebu Sef Tatar, dominando l’incontro con indiscutibile superiorità, un vantaggio reso tanto più evidente dal verdetto dei giudici che assegnarono un perentorio 5 a 0 a favore dell’italiano.
    Agli ottavi Pasqualino ebbe purtroppo la sventura di incontrare il giapponese Kazuo Kobayashi (soprannominato “Royal Kobayashi”), un pugile fortissimo che da professionista divenne campione del mondo dei pesi gallo nel 1976.
    Il giapponese possedeva un pugno terribile, un’arma micidiale che nel turno precedente aveva cambiato i connotati del neozelandese Pat Ryan, mandandolo al tappeto per tre volte consecutive in un solo round.
    Era il pomeriggio del 3 settembre 1972.
    Dell’intera squadra pugilistica azzurra, Morbidelli era rimasto l’unico atleta in gara dopo l’eliminazione del peso mosca Franco Udella, avvenuta qualche minuto prima per mano del sovietico Boris Zoriktuev.
    Quello tra lui e Kobayashi fu un combattimento breve quanto drammatico.
    Al secondo minuto del primo round, infatti, egli fu sorpreso da una rapidissima combinazione allo stomaco. Due colpi violentissimi, di cui uno al fegato, che lo fecero stramazzare al tappeto.
    Quando due minuti dopo si riprese, Pasqualino si abbandonò sullo sgabello ad un pianto di rabbia e disperazione che commosse tutto il pubblico presente.
    Quella di Monaco 1972 fu una spedizione disastrosa per la boxe azzurra.
    Mai, prima di allora, la nostra squadra pugilistica aveva abbandonato così rapidamente i giochi tornando a casa senza alcun risultato.
    Nel 1973, l’allumierasco passò al professionismo, arrivando a disputare il suo primo campionato italiano con un record di tredici vittorie e una sola sconfitta. L’incontro avvenne il 24 maggio 1975 a Sassari, e l’avversario era una sua vecchia conoscenza: Michele Siracusa.
    Ex cittadino francese, Michele Siracusa era nato a Tunisi nel 1951.
    Pugile dalla buona tecnica, smaliziato e particolarmente grintoso, egli disputò la prima parte della sua carriera in Italia. È anche ricordato per essere uno dei pochissimi pugili (l’unico nella sua categoria di peso) ad aver conquistato un titolo nazionale sia in Italia che in Francia.
    Michele conosceva già Morbidelli, col quale in passato pareggiò un incontro piuttosto difficile per quest’ultimo, poi nel dicembre del 1974 strappò il titolo italiano a Giuliano Lai, battendolo a Cagliari.

    Il laziale era dato nettamente sfavorito nell’incontro con Siracusa, il quale aveva dato prova di sensibili miglioramenti negli ultimi tempi.
    Il combattimento fu un vero spettacolo; il pugile allumierasco salì sul ring con una grinta eccezionale e aggredì l’avversario, più alto e dotato di maggiore allungo, sferrando continui attacchi in agilità senza mai concedergli spazi per le repliche.
    Il tunisino venne surclassato dalla velocità, dal dinamismo e dalle continue iniziative dello sfidante e non seppe porre alcun margine alla sua irruenza.
    Dimostrando una continuità d’azione eccezionale in tutti e dodici i round, oltre a una tenuta fisica formidabile, Morbidelli dominò l’incontro con spietata determinazione e conquistò una vittoria meritatissima.
    Dopo trentanove anni – l’ultima volta era toccato a Vittorio Tamagnini nel 1936 – il titolo italiano dei pesi piuma tornava nelle mani di un pugile di “scuola” civitavecchiese.
    Una cintura purtroppo destinata a durare poco intorno alla sua vita.
    Due mesi più tardi, infatti, il marchigiano Sergio Emili gliela strapperà al termine di uno sfortunato campionato italiano per Pasqualino, che sul ring di Civitanova Marche fu costretto a combattere praticamente con una sola mano, a causa della rottura del pollice dell’altra nel corso della seconda ripresa.
    Il 29 maggio 1976, a San Paolo del Brasile, Morbidelli incontrò uno dei più forti pesi gallo di tutti i tempi.

    Ex campione del mondo dei “bantam”, e fino a tre anni prima detentore del titolo dei piuma, Eder Jofre rimaneva un atleta fenomenale pur avendo compiuto la bellezza di quaranta primavere.
    Il suo incredibile record registrava, fino a quel momento, due sole sconfitte e sessantotto vittorie, di cui cinquanta per fuori combattimento!
    Sebbene fosse ormai alla fine della carriera, il pugile brasiliano, soprannominato “Gallo d’oro”, sapeva essere ancora molto pericoloso.
    Morbidelli fece la stessa fine del suo connazionale Enzo Farinelli, battuto dall’asso sudamericano, tre mesi prima, con un secco ko alla quarta ripresa.
    Fu un dialogo breve, perentorio. Dieci minuti appena per capire che, nonostante l’età, Jofre era pur sempre un fuoriclasse indiscutibile dotato di pugni duri come il marmo.
    Incassata la pesante sconfitta, Pasqualino tornò a casa per raccogliere la gentile offerta di rivincita concessagli da Emili.
    Il titolo italiano, purtroppo, svanì un’altra volta al termine delle dodici riprese previste.
    Morbidelli aveva ormai ventotto anni.
    Per lui ci sarebbero stati ancora diciotto mesi di attività e poi il ritiro, avvenuto nel 1978 dopo il match vittorioso contro il brasiliano Juan Carlos Dos Santos a Catania.
    Ventiquattro incontri in cinque anni e mezzo di carriera. Sedici vittorie, un pareggio e sette sconfitte. Questo il record professionistico finale di Pasqualino Morbidelli, uno dei migliori pugili dilettanti tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70.
    Ultimo esponente dei grandi pugili professionisti appartenenti alla “scuola” civitavecchiese, Pasqualino Morbidelli chiuse un’era che si sarebbe riaperta solo dieci anni dopo, con l’arrivo sulla scena di Silvio Branco.

    L’intero brano e le foto sono tratte dal libro “I Campioni. Le origini del pugilato civitavecchiese” di Alessandro Bisozzi.

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