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    A Roma la mostra per i 70 anni del Movimento Sociale Italiano

    Pubblicato il 25 ottobre 2016 da Redazione.

    La storia dell’MSI tutta in una mostra. L’evento durerà fino il 10 febbraio 2017.

    Inaugurata la mostra sul Msi, tra militanti e big della destra (fotogallery)

    ROMA – Giovedì 20 ottobre presso i locali della Fondazione Alleanza Nazionale in Via della Scrofa 43 a Roma, è stata inaugurata la Mostra “Nostalgia dell’avvenire” dedicata ai 70 anni del Movimento Sociale Italiano.

    L’esposizione ripercorre tutta la storia del Msi: le origini e la prima segreteria Almirante, la segreteria Michelini (1954-1969), la seconda segreteria Almirante (1969-1987), le segreterie Fini e Rauti (1987-1995). Nel suo lungo percorso durato da quel 26 dicembre 1946 al 27 gennaio 1995, anno della “Svolta di Fiuggi” e della consequenziale nascita di Alleanza Nazionale, il MSI ha potuto vantare militanti dall’incrollabile credo idealistico, politici di alto spessore, e grande seguito popolare, nonostante le percentuali elettorali comunque sempre contenute. Aveva un bacino estremamente eterogeneo, al Movimento Sociale vi si accostava tanto l’operaio, quanto l’aristocratico e, nonostante il ghetto imposto dall’allora “Arco Costituzionale”, poteva definirsi un partito per tutti, forse questa era la sua grande peculiarità.

    Giovedì scorso, giorno dell’inaugurazione, c’erano un po’ tutti: dai leader storici ai semplici militanti della destra passata e attuale. Presenti al taglio del nastro tricolore la moglie di Pinuccio Tatarella, Angiola ed Alessandra Rauti, figlia dello storico leader missino Pino. Con loro, in prima fila anche Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri, oltre ai curatori della mostra Marcello Veneziani e Giuseppe Parlato.

    «Ha un senso – ha scritto Pierluigi Battista sul Corriere della Sera -, oggi nel 2016, restituire visivamente la traiettoria di un partito che è stato in tanti decenni la cornice emotiva di circa due milioni e mezzo di italiani che, ostinatamente, testardamente, sentimentalmente come sostiene appunto Giuseppe Parlato, si sono riconosciuti in un simbolo, la fiamma tricolore, in un linguaggio, in un concerto di voci talvolta dissonanti, in una ritualità che oggi è più difficile decifrare. Facile dire: i fascisti, o i neofascisti».

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