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    #VoxPopuli – The Young Pope. Il vangelo secondo Sorrentino

    Pubblicato il 7 novembre 2016 da Redazione.

    di Marcello De Angelis.

    Dentro di me pensavo che lo sceneggiato televisivo di Sorrentino trasmesso su Sky mi dava una buona e inaspettata sensazione. Ma non osavo dirlo. Avevo dei freni, temevo che alla puntata successiva o all’altra ancora, ci sarebbe stata una scivolata, una caduta di livello che mi avrebbe fatto ricredere. Ma Dio esiste. E il suo segno è arrivato. Una stroncatura da parte di Oliviero Beha che – con il tipico vocabolario che usano i critici quando hanno pregiudizi ideologici ma non hanno elementi tecnici da mettere in campo – distrugge quello che fino a ieri (per tutti i suoi film compresa la Grande bellezza) era considerato i nuovo genio italico dandogli dell’onanista autoreferenziale grottesco dozzinale. Pare che il peccato capitale di Sorrentino – secondo Beha – sia stato rappresentare un dialogo/scontro tra il suo Papa/Re e un primo ministro italiano giovane supponente arrogante che assomiglia incredibilmente a un giovane supponente primo ministro italiano dei tempi attuali che evidentemente Beha ha nel cuore.

    Grazie Beha. Un tal francese politicamente scorretto diceva “i miei nemici parlano bene di me: dove ho sbagliato?”. Ne deriva che, se uno che la pensa all’opposto di me parla male di uno che a me sembra che abbia fatto un’opera d’arte, per me è la conferma che quel tale sia un genio.

    A me non è dispiaciuto il dialogo tra il Papa e il piccolo grande premier italiota, ma avrebbe avuto poco senso se non fosse giunto dopo un buon numero di puntate dalla regia impeccabile, dalla fotografia geniale, con una colonna musicale stupenda e con dei dialoghi/discorsi che ti lasciano col groppo in gola e una rana nello stomaco.

    Non so come andrà a finire questo sceneggiato. Magari alla fine, inevitabilmente, il mostro cannibale del politicamente corretto divorerà anche questo capolavoro riducendolo in fertilizzante per patate e mangime per polli, come tutto quello che ormai produce l’industria culturale italica.

    Ma ho riascoltato tre volte l’agghiacciante discorso che PioXIII/Jude Law rivolge alla paccottiglia di cardinali che ha ereditato dai pontificati precedenti e non ho potuto trattenere un brivido. Immaginate veramente che all’improvviso esca fuori un Papa che dica che è la gentucola che deve strisciare verso Dio chiedendo la sua indulgenza e non i rappresentanti di Dio sulla Terra a strisciare implorando una recensione indulgente da parte dell’ultima redattrice della Repubblica. Immaginate un Papa che dica: “questa è la parola di Dio ed è eterna come la creazione, non si piega alle mode e ai pruriti dell’opinione pubblica di questo quinquennio”. Immaginate se potesse esistere un Papa che dica che Gesù Cristo, quando ha accettato di salire sulla croce e sacrificarsi per tutta l’umanità, non ha fatto o proposto compromessi, ha detto solo che vero è vero e falso e falso e per questo vale la pena di morire.

    Vi dico che se un Papa del genere esistesse, se esistesse un uomo di Dio vestito non di chiacchiere indulgenti ma del coraggio intransigente che può dare solo Dio, un Papa che se ne frega del giudizio dei media, dei pennivendoli, dei designer di moda, dei pubblicitari e dei politicanti – che tanto dureranno al massimo il tempo della loro carriera che in confronto all’infinità e all’eternità di Dio non strappano nemmeno un sorriso di tolleranza – e che volta le spalle dinanzi alle marchette, ai finanziamenti agevolati, alle prebende e alle facilitazioni fiscali, non solo io tornerei in ginocchio in Chiesa, ma, col permesso di mia moglie e dei miei figli, chiederei l’autorizzazione di prendere i voti.

    Sorrentino, facci sognare ancora un po’.

    ‏@deangelismarcel

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