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    #VoxPopuli – Quello che NON succederà con l’elezione di Trump

    Pubblicato il 14 novembre 2016 da Redazione.

    di Marcello De Angelis.

    La sera delle elezioni presidenziali, nella diretta dagli Usa di Rai news24, abbiamo ascoltato cose da incubo. Giovanna Botteri, responsabile dei corrispondenti da New York per il nostro servizio pubblico televisivo, si chiede angosciata: «Che cosa succederà a noi giornalisti? Non si è mai vista come in queste elezioni una stampa così compatta ed unita CONTRO UN CANDIDATO… che cosa succederà ora che la stampa non ha più forza e peso nella società americana? Le cose che sono state scritte, le cose che sono state dette evidentemente non hanno influito sull’elettorato e su questo risultato».

    La collega, dunque, è sconcertata dal fatto che gli elettori, anziché farsi influenzare da professionisti lautamente stipendiati per dirgli cosa debbano pensare e come debbano votare, abbiano preferito dare invece retta a un candidato alla presidenza degli Stati uniti: quello che secondo lei era quello sbagliato.

    Quindi, con l’elezione di Trump inizia, secondo la Botteri, un’epoca in cui quelle persone speciali prescelte, addestrate e pagate per condizionare l’opinione dei cittadini, hanno perso il loro controllo sulle coscienze. D’ora in poi – è questo l’allarme che sembra lanciare – l’opinione pubblica non sarà più solo, come diceva Mcluhan, l’opinione “pubblicata”.

    Effettivamente, chiosano dallo studio Rai, si tratta di una prospettiva inquietante. Che fine faranno gli opinion maker a gettone, i tuttologi che vengono invitati non si sa perché a spiegarci cosa dobbiamo pensare su qualunque cosa? Che ne sarà dei Saviano e delle Rula Jebreal?

    Insomma, anche con questo risultato politico a loro sgradito, i nostri giornalisti annunciano l’imminente catastrofe, l’Armageddon, l’avvicinarsi della fine del mondo. Tutto verrà capovolto e sovvertito: i buoni non saranno più incensati e gli illuminati non verranno più ascoltati, persino i cattivi avranno diritto di parola, Trump, guarda caso, si è scagliato contro le lobby finanziarie, contro la Casta dei giornalisti che lavorano per le testate di proprietà delle banche e delle suddette lobby finanziarie… Tesi intollerabili e inquietanti.

    Ci pensa Alan Friedman a sigillare la lapide: “il linguaggio di Trump riecheggia quello che si sentiva negli anni Trenta”. Quindi, anche l’eccentrico miliardario è “il nuovo Hitler”.

    Negli ultimi settant’anni ce n’è stato più o meno uno ogni cinque anni. Spesso più d’uno in contemporanea, in ogni Nazione occidentale e, ovviamente, ovunque il controllo planetario degli Usa incontrasse un qualunque argine. Ci sono stati i nazi-comunisti e ora ci sono gli islamo-nazisti. Khomeini, Gheddafi, Saddam, Assad padre e Bin Laden, anche se nemici tra loro, sono stati tutti il “nuovo Hitler”. Ma anche Jean-Marie Le Pen, Putin e l’ungherese Orbàn sono stati insigniti dei famosi baffetti.

    Negli Usa è stato pubblicato un intelligente ma divertente libretto intitolato “Everyone I don’t like is Hitler” e cioè “tutti quelli che non mi piacciono sono Hitler”. Una “guida alla discussione politica – recita il sottotitolo – per bambini emotivi”, per addestrarli alla pratica illuminata della “reductio ad hitlerum”.

    In Italia è tutto più facile, ovviamente, perché abbiamo avuto Mussolini. E quindi per mezzo secolo, ad ogni persona che non garbava al club dei giornalisti che contano, veniva appioppato l’orbace. Non solo ad Almirante, ovviamente, ma anche a Craxi e Berlusconi.

    Qualora – e lo trovo poco probabile – ci siano ancora persone così impressionabili da credere alle stagionali previsioni di “ritorno del Fascismo” – o addirittura del nazismo – se gli elettori decidono di votare in maniera difforme dalle istruzioni, mi sento di poter fare previsioni rassicuranti senza tema di essere smentito.

    Con la vittoria di Trump, al contrario di quanto ci prospettano le giornaliste di Sky ogni sera, non verranno istituiti campi di concentramento per i gay, non ci saranno ronde del Ku Klux Klan, non ci saranno deportazioni di massa, non tornerà la segregazione razziale che gli Usa, pur avendo mandato migliaia di loro giovani a morire in Europa per salvare il Vecchio Continente dai regimi “razzisti”, hanno mantenuto in essere fino agli anni Sessanta.

    E questo lo affermo malgrado la corrispondente della tv del tycoon Rupert Murdoch ci abbia voluto convincere del contrario, con la tecnica a noi nota del “bilancino”: mentre scorrevano le immagini dei giovanotti privilegiati che sciamavano dai campus universitari alla moda incendiando cassonetti, alberi e fermate degli autobus, lei ci garantiva che giungevano voci secondo le quali erano apparse in città di provincia scritte murali dai toni razzisti…

    In fin dei conti è la stessa cosa che fanno ogni volta che “disobbedienti” di osservanza varia mettono a fuoco Roma o Milano; alla fine del servizio la signorina ti lancia l’inquietante notizia che in provincia di Matera è apparsa una scritta antisemita anonima su un non meglio identificato “muro”…

    Credo che anche la minaccia – alla quale in Italia siamo molto abituati – di un crollo pilotato dell’economia dovuto ad una reazione ostile del Signor Mercati, sia una bufala. Da noi è bastato agitare il bau-bau Spread per giustificare un colpo di Stato che ha abbattuto il governo eletto nel 2008 dalla maggioranza degli italiani, ma siccome le banche private, le agenzie di rating e la maggior parte dei ricconi della terra abitano negli Usa, far crollare quell’economia non conviene a nessuno. Tra l’altro, inspiegabilmente, tutte le valute del mondo sono costrette ad accettare la conversione solo col dollaro, quindi far crollare il dollaro significherebbe mandare a gambe per aria il castello di carte e simboli sul computer che costituiscono la finanza globale attuale. Non conviene a nessuno.

    Sbagliano quindi anche quelli che si aspettano da Trump grandi cambiamenti. Ce ne saranno di minori, ma nulla di epocale. Trump non farà la guerra a Putin (e le giornaliste alla moda ci diranno che è perché è suo socio in affari, come fecero quando Berlusconi ottenne accordi molto vantaggiosi per il mercato energetico italiano con Putin, Erdogan e Gheddafi). Ma poco importa, se si può evitare la Terza guerra mondiale far venire l’itterizia a qualche bella conduttrice televisiva è un costo che possiamo sostenere.

    Trump si metterà intorno uomini noti della finanza per gestire l’economia, qualche veterano – magari nero o donna – alla difesa, un latino-americano, un gay dichiarato e una ex-governatrice nei posti chiave del governo, per far vedere che non esclude nessuno. E, a proposito di Rudy Giuliani, anche gli italo-americani sono una minoranza etnica in fin dei conti.

    ‏@deangelismarcel

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