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    18 gennaio 1981: La “marcia” su Pisa dei Parà

    Pubblicato il 18 gennaio 2017 da Redazione.

    Quando la Folgore fece tremare Pisa e i  Palazzi Romani. Alla “marcia su Pisa” parteciparono circa 200 parà a seguito di un pestaggio subito da 2 reclute.

    La Scuola Militare di paracadutismo è stata al centro di numerose contestazioni a causa di una marcia improvvisata nel centro di Pisa il 18 gennaio 1981. La marcia avvenne in seguito ad un episodio di malavita pisana, ovvero il pestaggio di due militari della Brigata in un bar della città; a causa di questo atto di teppismo i due militari furono ricoverati perché durante l’aggressione si ritrovarono a fronteggiare più di due persone facenti parte di questa banda. I vertici della SMIPAR (Scuola Militare di Paracadutismo) tennero la notizia riservata, ma tra gli ufficiali di complemento, circolò la voce che ad uno dei due allievi fu necessaria l’amputazione dei testicoli.

    A seguito di questo evento alcuni ufficiali di complemento organizzarono una piccola “spedizione punitiva” nei confronti della “banda” di teppisti, che nelle loro intenzioni doveva essere eseguita da pochi elementi ma la voce si sparse velocemente e verso sera, all’ora della libera uscita, centinaia di paracadutisti in borghese (tra i duecento e i quattrocento militari secondo i giornali di allora), si ritrovarono all’appuntamento prefissato per vendicare l’aggressione dei camerati.

    Gli ufficiali di complemento presenti (tra i quali non figuravano i vertici del reparto, che non erano a conoscenza dei fatti come poi si seppe) chiesero di inquadrarsi e spontaneamente, poiché non si trattava di un evento ufficiale, il reparto si mise in marcia verso il bar dell’aggressione. I fatti riferiscono che si trattò di un atto assolutamente inatteso dalla popolazione: i parà iniziarono subito a “cadenzare il passo” e ad intonare i canti della Brigata oltre all’urlo di reparto.

    Giunti nei pressi del bar un gruppo di giovani pisani, alcuni a bordo di ciclomotori, altri a piedi, iniziarono ad insultare il reparto mantenendosi però inizialmente a debita distanza dalla formazione; di lì a poco tempo un ragazzo su una Vespa, seguito da altri ciclomotori, caricò lo schieramento con il suo motorino impennato causando lo scioglimento delle righe e la reazione dei militari che si lanciarono verso questi teppisti. Solo uno dei pisani riportò ferite ed ebbe bisogno del pronto soccorso. Il reparto si ricompattò presto e continuò a marciare, ma a quel punto intervennero le forze dell’ordine. Alla richiesta di fermarsi, i paracadutisti diedero ben poca importanza, tanto da costringere la Polizia a richiedere l’intervento dei reparti antisommossa. Si dice (e fu poi confermato dalla cronache) che il reparto antisommossa decise di iniziare a caricare i militari in marcia; alla vista di questo i parà presenti accennarono una controcarica, costringendo i reparti della Polizia a retrocedere. I militari continuarono a marciare e dinanzi a loro le pantere della Polizia poterono solo arretrare lentamente per evitare altri disordini con la popolazione. Ancora non è chiaro se fu grazie all’invito di un “amico” della Brigata (si dice un fotografo) o per il buon senso dei militari stessi, ma sta di fatto che dopo poco tempo il reparto rientrò in caserma perfettamente inquadrato.

    L’indomani ci furono le reazioni, la notizia di cronaca balzò sulla stampa nazionale ed approdò anche in Parlamento, dove vennero presentate interrogazioni al Ministro della Difesa. Alcuni organi di stampa parlarono di marcia fascista su Pisa. La giunta comunale di Pisa presentò una mozione per proporre il trasferimento della SMIPAR in un’altra città, incontrando però il dissenso dei commercianti contrari al provvedimento per non perdere le entrate derivanti dalla presenza dei giovani in città. Vennero fatte pressioni sui politici locali e la mozione venne ritirata.

    Due giorni dopo l’episodio, i vertici militari inviarono in ispezione alla SMIPAR il generale di corpo d’armata e Ispettore delle Armi di Fanteria e Cavalleria, che fece una dura reprimenda a tutti i reparti, schierati in adunata generale. Tutti i militari che avevano partecipato a questa “missione” furono puniti, ma non si può nascondere che dagli atteggiamenti che l’Esercito volle mostrare ai militari emerse un sentimento misto di forte disapprovazione ma anche pacata ammirazione per il fortissimo spirito di corpo che legava i ragazzi dopo una selvaggia aggressione ai danni di due militari di una Brigata tanto gloriosa come la Folgore. Le indagini della procura militare non portarono a condanne, mentre l’inchiesta interna portò all’adozione di una punizione di tre mesi per uno dei sottufficiali, e la mancata accettazione della domanda di permanenza in servizio effettivo per un ufficiale presente alla marcia.

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