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    Forno crematorio, anche i giovani del PD criticano l’incoerenza ambientalista dei 5 stelle

    Pubblicato il 3 giugno 2017 da Redazione.

    “Il TAR del Lazio boccia il ricorso sul forno crematorio. Ferri, Lestingi e Sciarochi ricordano l’incoerenza ambientalista del movimento 5 stelle locale”.

    CIVITAVECCHIA – Nel pomeriggio di giovedì 1 giugno è stata resa pubblica l’attesa decisione del Tar del Lazio sul ricorso presentato dal comitato cittadino “Punton De Rocca” e dal movimento “In Nome del Popolo Inquinato”, relativo alla realizzazione dell’impianto di cremazione interno al cimitero nuovo di via Braccianese Claudia, giudicandolo inammissibile “per carenza del suddetto presupposto processuale”.

    Il Partito Democratico di Civitavecchia che ha già fortemente espresso la sua contrarietà alla realizzazione dell’attuale tempio crematorio industriale, mediante il lavoro del gruppo consigliare del partito e l’attività di sostegno dei comitati locali, ricorda le criticità di realizzare un’ulteriore fonte inquinante in un territorio già fortemente compromesso. Sulla vicenda intervengono anche i giovani esponenti del Partito Democratico civitavecchiese Germano Ferri, Damiano Lestingi e Fabrizio Sciarochi, i quali ricordano l’incoerenza ambientalista del Movimento 5 Stelle locale. I giovani esponenti infatti rammentano quanto scritto nel programma elettorale pentastellato presentato per le elezioni amministrative del 25 maggio 2014, nel quale al punto 3 della sezione “Tutela ambientale e della salute dei cittadini” si affermava: “Impegno a non aggiungere alcuna ulteriore fonte di combustione sul territorio comunale”. Promessa infranta però ad agosto 2014 approvando la progettazione definitiva ed esecutiva dell’impianto di cremazione, permettendo l’avvio dei lavori poi nel 2016.

    Ricordano i membri del Partito Democratico che come comunicato dal Sindaco Antonio Cozzolino, il forno crematorio andrà ad avere un’utenza di 1465 salme/anno. Le suddette spoglie, come si evince dalla relazione del piano economico finanziario relativo al forno crematorio, grazie alla maglia di viabilità favorevole in cui si colloca Civitavecchia costituita dall’autostrada A12, dalla Statale 1 ed 1Bis e dalle vie di percorrenza locale, rende il tempio crematorio facilmente raggiungibile, permettendogli quindi di servire un bacino di utenza di 1.195.626 persone, spazianti fra i comuni presenti in provincia di Roma, Viterbo e Grosseto. L’opera crematoria andrà di fatto ad affiancarsi ad i forni già attivi di Roma e Viterbo, godendo quindi di un’utenza ben più grande della necessità cittadina.

    I giovani esponenti del partito affermano: “In un territorio già fortemente compromesso sotto il punto di vista ambientale, in cui come ci ricorda il Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio il tasso di mortalità per tumore al polmone ed alla pleura è il 30 % più alto rispetto al resto della regione, non si dovrebbe aggiungere più alcuna fonte di combustione, lavorando piuttosto per ridurre l’impatto degli elementi inquinanti già esistenti. Relativamente all’impatto che il forno crematorio avrà sul nostro territorio, i membri del PD citano gli studi ‘Final report of the senate crematoria study committee’ del 2012 e lo studio ‘Elemental analysis of human cremains using ICP-OES to classify legitimate and contaminated cremains’. Tali studi affermano che durante la cremazione la salma è esposta a temperature fra i 760 C° ed i 982 C°, riducendo la stessa in gas e frammenti ossei. Questo processo produce agenti inquinanti come il Mercurio, il Benzolo, i Furani e l’Acetone che reagendo con l’Acido Cloridrico e l’Acido Fluoridrico prodotti durante la stessa cremazione, formano cancerogeni quali le Policlorodibenzodiossine ed i Policlorodibenzofurani. Queste sostanze vengono veicolate da polveri ultra fini, nell’ordine di 0.10 – 0.18 micron, difficilmente filtrabili dai moderni sistemi industriali. Gli esponenti del partito ricordano poi che secondo il Ministero della Salute la cremazione produce Diossine e Furani che insieme a Mercurio, le Policlorodibenzodiossine ed i Policlorodibenzofurani sono soggetti al fenomeno di bioaccumulo, evento irreversibile per cui una sostanza viene immagazzinata nei tessuti umani senza più poter essere eliminata causando quindi con il tempo la formazione di gravi patologie, indipendentemente dal fatto se essa superi o meno i limiti di emissione imposti dalla legge. Infine i giovani DEM citano lo studio ‘Death of a patient treated with radioactive material, Ministry of Healt New Zeland’, il quale afferma che essendo oggi in aumento il numero di decessi per tumore, molte salme possono contenere al loro interno ancora tracce di terapia radioattiva. Il ministero della salute neozelandese infatti sconsiglia la cremazione di questo tipo di spoglie in quanto, la loro combustione, veicolerebbe nell’ambiente circostante il tempio crematorio particelle radioattive gravemente dannose per la salute. Infine ricordano che a dimostrazione del fatto che la cremazione è una tecnica la quale verrà presto superata, lo studio di metodiche alternative alla stessa: ne è esempio la “Resomazione” che basa il suo funzionamento sull’idrolisi alcalina permettendo quindi un’elaborazione a basso impatto ambientale.”

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