• giovedì, 14 dicembre - 13:54

    Aiutiamo Monica ed i suoi 4 bambini

    Pubblicato il 19 gennaio 2014 da Redazione.

    Non lasciamo che il loro grido d’aiuto rimanga nel silenzio!

    di Elisabetta Nibbio.

    CIVITAVECCHIA – Francamente credo sia impensabile che le istituzioni lascino sola nella disperazione una donna che ha come unica “colpa”, se così può essere considerata, quella di non poter garantire un tetto sulla testa a se stessa ed ai suoi bambini. Con tutta franchezza non credo neanche che una popolazione che si consideri “civile” possa passare sopra ad una questione così delicata ed importante che potrebbe investire chiunque. Mi domanderei allora, così come molte altre persone si staranno facendo in questo momento o in altri della vita, dove sia l’altruismo, la carità cristiana, la solidarietà umana, il diritto di ognuno a vivere una vita degna di tale nome, peculiarità essenziali dell’essere umano tanto decantate ma che poi all’atto pratico restano solo belle parole vuote.

    Ho raccolto immediatamente la richiesta di aiuto di Monica, un appello semplice, composto e disperato al tempo stesso lanciato su Facebook dove mi si chiedeva con dignità di aiutarla a far sentire la sua voce nel mare di disperazione in cui è sprofondata, sentendosi abbandonata da tutto e tutti in prossimità di un baratro.

    Monica ha 41 anni, 4 figli minori a cui badare e tanti sacrifici alle spalle e ancora da fare, che non le pesano minimamente, è sempre pronta a tutto pur di non far mancare nulla alla sua famiglia che ama più di se stessa. E’ una donna sola, separata che però l’ex marito aiuta come può non facendole mancare il sostentamento dovuto per i bimbi e a volte anche andando ben oltre i suoi doveri di legge. Monica si accontenta di fare lavori umili pur di mandare avanti dignitosamente la sua splendida famiglia. Il cuore si stringe a sentirle dire “ho 4 figli adorabili, educati e venuti su bene nonostante il poco che abbiamo”, parole che hanno un peso importante soprattutto pensando alla società in cui viviamo dove spesso i valori e l’educazione non sono certo ai primi posti in classifica. Quello che a Monica manca per vivere con serenità la sua vita è una stabilità per assicurarsi una casa in affitto. E proprio questo il problema che oggi l’attanaglia più di tutti.

    Sulla sua testa pende uno sfratto esecutivo che scadrà a brevissimo, mercoledì 22 gennaio dovrà lasciare la casa in cui vive perché da due anni non riesce più a pagare l’affitto, ma non demorde e spera che le istituzioni possano darle una mano a sbrogliare questa intricata matassa.

    Ripercorrendo la storia di Monica a ritroso scopriamo che i suoi problemi hanno inizio diversi anni fa e i servizi sociali comunali, interpellati all’epoca, hanno fornito sostegno in base alle esigenze del momento pagando l’affitto di 6 mesi in 6 mesi per poi rimanere fermi per un anno, come previsto dalle norme vigenti. Nel novembre del 2012 però la problematica si fa più seria e Monica non riesce più a pagare l’affitto dell’appartamento in cui attualmente vive. A marzo 2013 il giudice dispone alcuni mesi di proroga rispetto alla data sancita per lo sfratto esecutivo, proroga che appunto scade fra pochissimi giorni, ovvero mercoledì 22 gennaio 2014, con lo sgombero della famigliola anche con l’ausilio della forza pubblica se necessario. Il proprietario dell’appartamento non ne vuole più sapere e le ha comunicato che deve andarsene (non ci permettiamo ovviamente di giudicare, avrà le sue buone ragioni) come disposto dalla legge. Una legge che non guarda in faccia a nessuno e che non tiene in nessun conto sentimenti e umanità.

    Monica si dice pronta a tutto pur di assicurare quattro mura alla sua famiglia e in questo tempo non è certamente stata con le mani in mano, si è rivolta in ogni dove per cercare di risolvere la sua drammatica situazione ma ad oggi nessuno spiraglio sembra essersi aperto per lei ed i suoi figli. Ha presentato domanda per le case popolari è 15^ nella graduatoria ed ogni volta le dicono che deve avere pazienza ed aspettare perché prima o poi una casa gliela assegneranno, ma lei della casa ha bisogno ora e non “poi”!

    “Mi basterebbero anche 50 mq per poter vivere con i miei figli, non ho particolari esigenze e non voglio certo una reggia – dice Monica sconsolata – ma uno spazio anche piccolo dove poter vivere serenamente la vita che fino ad oggi non è stata particolarmente benevola con noi. Non chiedo la luna – prosegue – ma solo di non essere lasciata sola nella mia disperazione, un buco di appartamento non credo sia difficile trovarlo per ospitarci. Non vorrei sottoporre i mie figli allo strazio dello sfratto con la forza pubblica, non meritano di vivere un atto di questa portata e non vorrei neanche essere costretta a vivere in auto. Neanche questo meritiamo, chiediamo solo un tetto sulla testa come è giusto che sia in tutte le società civili. Non credo sia chiedere troppo ”.

    Si è rivolta ai servizi sociali e alla persona che l’assiste da tempo e per tutta risposta le è stato detto, a pochissimi giorni dall’evento che segnerà la sua vita e quella della sua famiglia, che non possono aiutarla, che per lei non c’è soluzione. Personalmente credo che con un po’ di buona volontà la soluzione si potrebbe pur trovare, in fondo non c’è rimedio solo all’ineluttabilità della morte e non è certamente questo il caso.
    I servizi sociali, a quanto sostiene Monica, sono pur disposti a continuare a pagarle l’affitto ma è lei che deve trovarsi da sola la casa, loro non possono intervenire. Peccato però che con la sua busta paga e con la garanzia offerta dal comune che porrebbe l’avallo personale sul pagamento del canone d’affitto, Monica tanto alle agenzie immobiliari che presso privati ha ottenuto solo risposte negative.

    E a questo punto è scattata la molla di portare alla ribalta della cronaca la sua problematica, la rabbia è tanta, così come la paura dell’incertezza del domani non tanto per se stessa quanto per i suoi figli. Monica chiede aiuto affinchè qualcosa si muova per venirle incontro, ha richiesto un incontro al Commissario Prefettizio ma al Comune si è sentita rispondere che lui non può fare nulla e che esistono gli uffici preposti proprio per dirimere le problematiche di questo tipo. Peccato però che poi “agli uffici preposti” chi di dovere risponda, almeno a quanto sostiene Monica, che “per lei non esiste soluzione”.

    Attraverso queste righe, che non esprimono appieno tutto il dolore e lo strazio della situazione di una famiglia in difficoltà, noi chiediamo a suo nome che le istituzioni per una volta urlino “PRESENTE” e prendano in carico la problematica trovando le soluzioni più adeguate. Contemporaneamente rivolgiamo un appello anche alle persone di buon cuore affinchè si immedesimino in Monica e nella sua famiglia e si attivino stringendosi attorno a questo nucleo familiare, per fornire solidarietà ed un aiuto concreto sotto qualsiasi forma. Grande sarebbe il gesto di chi potesse dimostrare fiducia in lei e darle ospitalità presso una seconda casa libera, con la garanzia che il Comune pagherebbe il canone di affitto; ancor più evidente la mano tesa di chi lo facesse in forma gratuita, ma questo sarebbe un sogno davvero troppo grande in cui sperare. Ma a noi piace sognare, pensare e sperare che ancora esistano persone d’altri tempi, quando ci si aiutava l’un l’altro senza nulla chiedere in cambio. Ma ci piace ancor più sperare che le istituzioni non rimangano “sorde”, “mute” e “cieche” di fronte a questa triste e drammatica storia, che una volta buona si tengano nella giusta considerazione il diritto di una famiglia a vivere in condizioni umane.

    Monica non ci ha chiesto nulla se non di poter trovare una sistemazione adeguata per sé e per i suoi amati bambini e noi proviamo con forza ad essere la “sua voce” che si espande in città per chiedere aiuto.

    Chiunque volesse darle una mano può contattare la nostra redazione all’e-mail redazione@lavocedelpopolo.net o telefonare al 328.2307777, ovviamente per ragioni di privacy abbiamo preferito mantenere l’anonimato per preservare Monica e la sua famiglia, ma saremo ben lieti di fare da ponte … di solidarietà tra lei e tutta la collettività in segno di fratellanza e comunanza.

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